Breve Storia della Pocher - Torino

di Giorgio Giuliani

Gli inizi

Nel 1952 a Torino Arnaldo Pocher e Corrado Muratore fondarono la Pocher Micromeccanica snc.

Arnaldo Pocher, abilissimo modellista di scuola orafa, già precedentemente realizzava una produzione artigianale incentrata esclusivamente su accessori ferroviari, semafori, binari, scambi. Solo nel 1954 comparvero i primi rotabili: carri merci in ottone realizzati a mano e in piccole serie di 10-15 esemplari. Erano in scala H0, anche se Arnaldo Pocher era troppo artista per farsi bloccare dai limiti di una semplice riduzione di scala.

(per cortesia di Gianfranco Fabris)

Nel 1956 furono realizzate le prime carrozze passeggeri con arredamento interno, probabilmente le prime al mondo in scala H0, dettagliatissime per i materiali e le tecnologie dell’epoca e fra tutte ricordiamo la “Carrozza dell’Armistizio”.

Nel 1958 uscì il primo catalogo a colori che, oltre a carri merci, carrozze, tralicci e accessori, presentava anche la locomotiva elettrica francese CC7107 Mistral detentrice del record mondiale di velocità su rotaie. Questo modello fu la prima locomotiva della ditta torinese, ma avrebbe visto la luce solamente nel 1962/63. Molto raffinato, innovativo e costoso (il prezzo era di 28.000 Lire, e nel 1960 un operaio guadagnava circa 47.000 Lire al mese ), era dotato di un motore a frizione e una ventola di raffreddamento, novità tecniche impegnative e non più utilizzate per le produzioni successive. Venne poi presentata anche la seconda locomotiva di casa Pocher, un modello tutto in metallo della “Bayard”, la locomotiva della ferrovia Napoli-Portici del 1839, realizzato in serie limitata e numerata.

(per cortesia di Gianfranco Fabris)


Arriva la Rivarossi

Nel 1963 Corrado Muratore uscì dalla ditta e cedette la sua quota alla Rivarossi SpA. Col nuovo assetto societario la Rivarossi diventava “Agente generale” della ditta di Torino, utilizzando i propri canali distributivi per commercializzarne i prodotti. La ditta inizialmente mantenne una propria autonomia produttiva e gestionale, Nel 1964 venne presentata la 4-4-0 Genoa, locomotiva dell’epopea del Far-West, che probabilmente fu il modello di maggior successo della casa torinese. Nel 1967 uscì l’ultima locomotiva progettata effettivamente a Torino: l’elettromotrice italiana FS Ale803. La produzione dei rotabili venne razionalizzata secondo le caratteristiche produttive ormai collaudate di Rivarossi e nella seconda metà degli anni ’60 la produzione dei treni H0 venne portata a Como. Le locomotive Genoa e Ale 803 vennero riprogettate per renderle meno costose e uniformarle alla produzione Rivarossi, mentre la Bayard e la Mistral uscirono di produzione.

La Bayard in ottone (dalla collezione personale di Corrado Muratore)


Le automobili Pocher

Nel 1961 la Fiat chiese alla Pocher di realizzare il modello in scala 1:13 della nuova automobile FIAT 1300 e la ditta torinese scalzò così la Rivarossi che aveva realizzato negli anni ‘50 i modelli della 600 e della Nuova 500. Fu l’inizio di una collaborazione ultradecennale, che porterà la Pocher a realizzare tutti i modellini per le nuove autovetture che la Fiat avrebbe presentato al Salone dell’Automobile di Torino.

Ma nella seconda metà degli anni ’60, con la realizzazione di automobili d’epoca super dettagliate e in grande scala, per la ditta torinese cominciò una nuova fase produttiva. Al Salone del Giocattolo del 1966 venne presentato il modello della Fiat 130Hp F2, in scala 1:8, in scatola di montaggio o già montata. Era composta da 823 pezzi di diversi materiali: plastica, ottone, cuoio, acciaio, gomma, tela, alluminio, ecc.,  un “gigante” di quasi 50 cm di lunghezza che ebbe un inaspettato successo, soprattutto all’estero.

Fiat 130Hp F2

Corrado Muratore, conclusa l’esperienza che l’aveva portato fuori dalla ditta, rientrò riprendendo le precedenti mansioni manageriali e acquisendo quote societarie, mentre nel 1968 Arnaldo Pocher uscì dall'azienda che portava il suo nome cedendo le sue quote e il marchio.

Visto il favore con cui era stato accolto il "modellone" in scala 1:8 ne venne subito messo in cantiere un altro e nel 1968 fu presentata l’Alfa Romeo 2300 8c Monza 1961-32. Il progettista-modellista era diventato Gian Paolo Altini, ottimo allievo di Arnaldo Pocher, considerato da tutti coloro che l’hanno conosciuto un genio nel suo campo. Nel 1970 uscì la Rolls Royce Phanthom II nella versione “drop head sedanca coupé”, era composta da 2.199 pezzi di vari materiali con pistoni e ingranaggi realmente funzionanti e con una finezza e un dettaglio inusitati: la “Flying Lady”, l’angelo alato simbolo della Rolls, era d’argento sui primi modelli e i radiatori erano saldati a mano.

Nel frattempo oltre le vetture in scala 1:8 continuava la produzione dei modelli per la Fiat in scala 1:13 e le versioni giocattolo, anche filoguidate (con telecomando a filo, molto diffuso all’epoca). La ditta torinese realizzava anche modelli-giocattolo in plastica di altre autovetture, principalmente italiane e francesi.


L’incendio e la ristrutturazione aziendale

Nel 1972 un incendio distrusse lo stabilimento di Via Ambrosini, mentre era in produzione il nuovo modello per la Fiat, la 132 e una variante dell’Alfa Romeo in scala 1:8

Dall’incendio si salvarono fortunatamente gli stampi delle auto in scala 1:8 e quella in lavorazione per la FIAT. La dirigenza colse l’occasione per ridurre drasticamente il personale esternalizzando molte lavorazioni e scegliendo di dedicarsi esclusivamente al modellismo, abbandonando la produzione di giocattoli e oggettistica. L’attività riprese in Via Adamello con solo una trentina di dipendenti conto i centoventi del periodo precedente.

 

 

Souvenir dell'incendio: Fiat 132 in scala 1:13 in produzione per la FIAT (dalla collezione personale di Corrado Muratore)

Nel frattempo si stava lavorando al nuovo modello in scala 1:8, la Mercedes-Benz 500 K/AK cabriolet. ma nel 1974 con la Mercedes in fase di completamento, a soli trentanove anni Gian Paolo Altini si ammalò di leucemia e in pochi mesi morì. Era l’anima produttiva della Pocher e il colpo fu durissimo. Seguì un periodo di assestamento e poi fu sostituito da Gian Franco Fabris, abile modellista friulano formatosi alla scuola del mosaico di Spilimbergo, allievo di Altini e in ditta dal 1970. La Mercedes, l’ultimo capolavoro di Altini, uscì postuma nel 1975. Nel frattempo la Rivarossi aveva acquistato le quote societarie di Corrado Muratore diventando proprietaria al 100%. Muratore restò come manager, anzi gli venne affidato anche il ruolo di responsabile commerciale Italia per la Rivarossi.

(per cortesia di Gianfranco Fabris)

Nel 1980 fu presentato l’ultimo prototipo originale di auto storica della ditta torinese: quelli venuti in seguito sarebbero stati infatti modelli di auto moderne o varianti di modelli già fatti in precedenza. È ancora l’auto di una grande marca: la Bugatti 50T del 1933 realizzata dalle abili mani di Fanco Fabris.

Interno della Bugatti 50T (dalla collezione personale di Gianfranco Fabris)


Il trasferimento a Como

Nel frattempo la ditta si era trasferita in un capannone di Brandizzo (TO) ma nel 1981 le difficoltà della Rivarossi si riverberarono anche sulla Pocher che venne portata a Como e sistemata nei capannoni dello stabilimento di Sagnino. La Pocher anche a Como mantenne una piena autonomia, sempre affidata a Franco Fabris che con alcuni collaboratori proseguì il suo lavoro. Vennero prodotte varianti delle auto storiche già uscite, ma diminuendo il numero di pezzi che componevano i modelli per renderli più economici e facili da montare. In questi anni (1985) venne presentato un prodotto completamente nuovo, un autocarro Volvo che però non riscosse un grande successo: il mercato del modellismo stava cambiando e anche la Pocher, da sempre in una nicchia protetta, ne risentiva.

 

 

 

Fino ad allora la produzione Pocher era rimasta autonoma e indipendente da quella Rivarossi, nonostante la contiguità degli ultimi anni. Ma alla fine degli anni ’80 Alessandro Rossi Junior, ora amministratore delegato di Rivarossi, per tentare nuove strade mise in produzione un’autovettura rivoluzionaria, una Ferrari Testarossa in scala 1:8 con carrozzeria in metallo. Questa, per quanto marcata Pocher, era stata progettata e gestita completamente dalla Rivarossi, con la produzione totalmente esternalizzata. Rispetto agli standard Pocher venne drasticamente ridotto il numero dei pezzi che la componevano, per renderla più semplice da montare e più economica. Subito dopo venne messa in cantiere una nuova Ferrari, la F-40 sempre con carrozzeria in zama. L’ultimo modello originale, gestito ormai direttamente dall’ufficio tecnico Rivarossi come i due precedenti, fu la Porsche 911, realizzato non più in metallo, ma in ABS come le automobili Pocher classiche. Nel 1998 uscì l’ultimo catalogo, il non esaltante successo della Porsche 911 e l’enorme costo degli investimenti necessari scoraggiò la messa in cantiere di altri modelli.

Epilogo

Nel 2004 il marchio Pocher è stato ceduto assieme alle altre marche del Gruppo Rivarossi, che nel 2001 per motivi fiscali-commerciali era diventato Lima Spa, alla inglese Hornby e ad oggi (2010) la produzione non è ripresa.

Gianfranco Fabris (in secondo piano) a Como alla fine degli anni '80.

 

Corrado Muratore: ultraottantenne in splendida forma (Torino 2008)


Altra produzione

La ditta fin dai primi anni aveva cercato di diversificare la produzione, sia per ampliare il mercato che per assecondare l’incontenibile estro creativo di Arnaldo Pocher. Fino alla metà degli anni ’60 la produzione era incentrata sui treni in miniatura e i modelli ufficiali per la Fiat, ma come si è visto conviveva con le automobi giocattolo, anche filoguidate, cannoni d’epoca, posacenere, portamatite e oggettistica varia, anche con maschere di carnevale coi personaggi Disney.

Nel catalogo 1962/63 compaiono una serie di cannoni storici in legno e metallo in scala 1:20. Sono oggetti d’arte più che modelli e nascono dalla creatività del Maestro Arnaldo Pocher, ma anche dalla necessità di proporre nuovi articoli e ricercare nuovi segmenti di mercato. Come accennato, dopo l’incendio del 1972 vennero definitivamente abbandonate le produzioni che non fossero  automobili in scala 1:8.

Alcuni cannoni 1:20 Pocher (dalla collezione personale di Corrado Muratore)

 

Oggettistica e giocattoli prodotti da Pocher

Nota:

Il testo è una sintesi tratta dalla tesi di laurea di Giorgio Giuliani "La storia dei treni Rivarossi: sessanta anni di modellismo ferroviario in Italia", Università di Bologna, facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di laurea in Storia indirizzo Contemporaneo, anno accademico 2007/08.

Ora proposta come libro col titolo "I treni Rivarossi" reperibile presso le librerie Feltrinelli (qua per info).


Bibliografia:

- Michele Lomolino, Catalogo guida al modellismo ferroviario di Arnaldo Pocher, Palermo, Edizioni ML, 1984

- Edoardo Massucci, Quei giorni in cui facemmo la Pocher, da “ACI News”, n.4 Ottobre 2003 (scaricabile da Internet)

- Giorgio Giuliani, I treni Rivarossi,  Ilmiolibro,  2011