I Plastici originali di Rivarossi

Come nascevano

di Alessandro Civelli*

 

L’idea iniziale era del Sig. Rossi, con progetto guida cartaceo da parte dell'Ufficio Tecnico; elenco materiali necessari: binari, scambi, linea aerea e dispositivi elettrici, edifici principali (Stazioni, Scali, Depositi, Cabine ecc.) prelevabili da MPF (magazzino pezzi finiti).

I realizzatori materiali erano un gruppo di persone con una certa anzianità di lavoro, capacità ed esperienza (quando li ho conosciuti erano ormai capi reparto), talvolta affiancati da qualche aiutante scelto fra le maestranze.

Il plastico  Rivarossi alla trasmissione televisiva "Portobello" (1977-83) di Enzo Tortora. Al centro con giaccone chiaro Lino Molteni, a destra (che indica) l'attore Nino Manfredi

I plastici venivano inizialmente realizzati in zona adeguata alla quale, per regolamento interno, non era consentito l’accesso ai non addetti. Secondo quanto mi fu raccontato dagli stessi specialisti, la realizzazione avveniva sinteticamente nel modo seguente:

- Preparazione del tavolato di base in legno e suoi supporti, con preparazione delle basi del tracciato, dei supporti dei rilievi del paesaggio, delle eventuali sopraelevazioni di linea, delle botole laterali di ispezione ecc. (inizialmente Rivarossi era autonoma anche in questo, essendo dotata anche di una sua piccola falegnameria).

- Dopo la posa provvisoria della massicciata, del binario e della eventuale catenaria, interveniva l’incaricato della parte elettrica che, secondo schema, effettuava tutte le discese dei cavi elettrici di collegamento, che pendevano in ricchezza fino a terra (il plastico era posato su carrelli mobili per agevolare il lavoro anche dal basso).

- Definizione delle aree di servizio e di stazione; posizionamento dei portali di galleria.

- Approntato anche il banco di comando (integrato o separato) avveniva il collegamento provvisorio di  tutti i dispositivi ed effettuate tutte le prove di funzionamento dei rotabili, badando agli ingombri ed agli ostacoli eventuali.

- Costruzione rilievi (reticella fissata ai supporti in legno e sua copertura con strati di carta (tipo: velina bianca) imbevuta di colla, sino a raggiungere il risultato desiderato. Ad indurimento avvenuto (qualche giorno) una leggera verniciatura di fondo e copertura con manto verde e vegetazione. Per il paesaggio, oltre a materiale RR, venivano usati accessori di vario tipo provenienti dalla produzione delle case estere rappresentate.

- Posizionamento definitivo degli edifici e dell’abitato.

- Infine, sistemazione ordinata e codificata dei collegamenti elettrici sul sottoplastico: verniciatura dei laterali ed eventuali ritocchi di finitura.

I plastici venivano alloggiati in appositi, massicci cassoni, che servivano anche per il trasporto.

Il "Plastico espositivo CFB", presso il Club Fermodellistico Bresciano, ancora inserito nel cassone di trasporto

Per l’estrazione ed il riposizionamento i plastici erano dotati alle testate di apposite cinghie, che agevolavano il compito ad almeno quattro persone. Pur avendo, al tempo, Rivarossi mezzi di trasporto medi propri e un corpo autisti (tutti in divisa!), dato il peso e le dimensioni, generalmente viaggiavano con mezzi adeguati di trasportatori privati o per ferrovia.

Durante le trasferte, a meno di diversa richiesta, i plastici avevano in dotazione materiale rotabile proprio, adeguato al tipo di impianto e all’epoca rappresentata, imballato a parte, che viaggiava con loro.

Al rientro, tale materiale veniva ricontrollato, rimesso a nuovo e in grado di affrontare una nuova trasferta. La sua vita operativa terminava in RR , credo, e di esso, comunque, non mi risultano vendite come usato.

Probabilmente 1980 (forse all'autodromo di Monza), Lino Molteni con in mano una brochure Pocher davanti a un immancabile plastico Rivarossi.

Personalmente non ho mai partecipato a manifestazioni o fiere, ma ricordo che (anni ’60) in alcune occasioni (Fiera Campionaria di Milano o più tardi alla Rinascente, sempre a Milano) era personale RR a seguire il plastico e che, data la breve distanza da Como, viaggiava giornalmente, rientrando la sera.

* Alessandro Civelli, dipendente "storico" della Rivarossi, si occupava principalmente del reparto motori.

 

 
Plastici Rivarossi