RRagazzi RRivarossi - PASTICO SIGOLO

foto Renzo Sigolo - testo di Massimo Cecchetti su traccia dell’autore

 

Renzo Sigolo, classe 1934, si può tranquillamente definire un fermodellista a tutto tondo ed un perfetto “RRagazzo RRivarossi”.

Il suo primo contatto con i piccoli treni avviene intorno ai 12 anni con il naso appoggiato alle vetrine dell'unico negozio di Rovigo, sua città natale.  E il primo acquisto, un carro a sponde basse Rivarossi (l'unico che i risparmi gli permettevano) confermò immediatamente la profondissima quanto duratura passione fermodellistica.

Una trentina di anni dopo, Renzo, diventato padre, con la scusante familiare di far divertire il piccolo (!) e con la complicità di una grande stanza a sua disposizione, mise finalmente mano al progetto del suo primo plastico.

Non riuscì a pazientare molto però: sul tavolato ancora sgombro ed incompleto, installò subito un grande anello di binari per poter almeno veder correre la 740 233 Rivarossi, suo primo acquisto importante.

Ma ecco Renzo al lavoro: una stanza a disposizione, una famiglia compiacente, una Fiat 600 a disposizione per portare legnami e tavolati, la passione travolgente che coinvolgeva tutto. Una miscela magica per qualunque fermodellista degno di questo nome.

Il plastico venne piano piano sviluppato: un tracciato binari degno di questo nome, un approfondimento delle possibilità dei circuiti elettrici, una attenta e ragionata scelta degli edifici civili e ferroviari, un continuo, acuto e coerente confronto con la realtà ed il mondo fermodellistico.

Una quindicina di anni dopo, alla fine degli anni '80, il plastico fu demolito e svenduto a lotti.  Merito e colpa del CLAMFER (Club Amatori Ferrovie – 1992 - Rovigo), il club fermodellistico a cui Renzo, co-fondatore, dedicò con maggiore profusione i suoi sforzi di modellista ferroviario.

Ma è ora il momento di scorrere assieme le foto sopravvissute al plastico, e di ammirare  l'intelligente ed operoso impegno di Renzo Sigolo.

 

Iniziamo subito con una foto, parziale, ma di notevole profondità scenografica. Sulla dx la superba stazione Faller (B 113/F - “Cortina”) databile ai primi anni '60 con la sua bella terrazza affollata mentre, poco sotto, si nota lo scalo merci Rivarossi, il grande e classico Olgiate Calco, onnipresente allora come oggi.   Proprio di fronte, sul lato opposto della strada, la splendida “villa moderna” di Faller (B 271/F). Un modello di edificio civile particolarmente articolato e da cui Faller ricavò, scomponendo il kit, altre due villette da mettere a catalogo.  Infine, sulla sinistra, si intravvede il passaggio a livello, completo nella sua configurazione rivarossiana e di cui parleremo più avanti.

 

 

il tracciato binari, di mano dell'autore. Lo schema a “L” permise un notevole sviluppo dei binari oltre ad un apprezzabile effetto scenografico del plastico.

 

 

il lato sinistro del plastico con il bellissimo quadro comandi. Sulla sinistra la torre di idrogenazione e 4 serbatoi Vollmer. Nel plastico è molto curata la presenza di veicoli ed automezzi e la relativa segnaletica orizzontale stradale. Nel plastico potevano correre, indipendenti gli uni dagli altri, due convogli grazie all'alimentazione da terra o da catenaria, il che presupponeva una perfetta posa in opera di binari e linea aerea.

 

 

una E636, al traino di un merci impegna il bellissimo ponte ad arcate a traliccio B 548/F punto focale e scenografico del plastico.  Sulla sx la chiesa Faller B 238 facente parte di un set in scatola di montaggio (la chiesa e tre casette) offerta come punto di partenza o completamento di complessi già esistenti. Renzo non si era lasciato scappare l'occasione di una simile offerta per infittire il centro abitativo del plastico.

 

 

la ripresa si concentra, giustamente, sul passaggio a livello in prossimità del sottopasso stradale che interseca Dubino. In transito una e656 024  al traino di un convoglio passeggeri con carrozze unificate tipo X e relativo bagagliaio serie DZ.  A proposito del passaggio a livello, il Sig. Sigolo ci avverte “che grazie ad un ingegnoso meccanismo, riuscii a farlo muovere come nella realtà”.

 

 

leggermente sfuocata ma perfettamente riconoscibile la rimessa locomotive a due vie Vollmer. Una e636 sta uscendo per attestarsi davanti al suo treno.

 

 

una complessiva della parte centrale del plastico. La FV principale, affollata di treni e viaggiatori attrae subito l'attenzione dello spettatore che, prima o poi, arriverà anche ad osservare la FV Dubino, giustamente posizionata sul fondo del plastico, data la sua minore importanza ferroviaria. Anche qui si nota la presenza della catenaria, un altro bell'impegno economico per l'Autore e per ogni fermodellista.

 

 

 

una Gr. 851 Impegna il tratto che la porterà alla piccola FV di Dubino. Sulla dx si intravvede il ponte metallico a tra arcate. Ancora sullo sfondo villette e baite montane di Faller ed uno dei bellissimi tralicci per l'alta tensione.

 

 

una meravigliosa inquadratura della stazione Dubino nella sua configurazione minima: la FV e due banchine terminali, con magazzino e gabinetti. Il fondale fotografico aumenta notevolmente realismo e profondità della scena.

 

 

ancora un primo piano della chiesa attorniata da villette residenziali, nella immediata periferia del centro urbano. Poco illuminato, sulla dx, il grande ponte ad arcate Faller.

 

 

il bellissimo dettaglio ci guida ad una perfetta armonizzazione del paesaggio, tra ferrovia e prati. Una contadina sta custodendo le sue mucche al pascolo.

 

 

ancora un dettaglio fotografico. Si intravvedono il tetto del grande posto di blocco dell'impianto, le due ville Faller e l'ingresso dello scalo merci Rivarossi, in piena attività.

 

 

splendida inquadratura di un dettaglio del grande plastico. Il passaggio dell'ambulanza non turba però la tranquillità della scena. Una 851 transita con un carro refrigerante C Hg.  E ancora una volta merita sottolineare la bellezza e la precisione della segnaletica stradale.

 

 

il piccolo centro residenziale del plastico con la relativa piazzetta. Oggi, fortunatamente, l'ambulanza non si muove.

 

 

sotto la pensilina della grande FV Faller. Un convoglio internazionale impegna il binario (e l'inquadratura) con una carrozza Rivarossi V Az di prima classe agganciata ad una carrozza letti. Qui la catenaria Rivarossi, oggi decisamente massiccia, fa di tutto per non farsi vedere.

  

 

un ultimo sguardo al plastico. Sentieri montani, baite e villette fanno da sfondo alla linea ferroviaria e ad alcuni boscaioli Preiser intenti al loro lavoro.

Per finire un pensiero: il grande plastico è stato da tempo demolito e smembrato ma sicuramente il materiale rotabile, l'armamento, gli apparati di segnalazione, gli alimentatori, gli edifici ferroviari e civili saranno quasi sicuramente sopravvissuti e rigenerati in qualche altro plastico o nelle vetrine di qualche collezionista.

 

Plastici Rivarossi