
I Carri Americani
(di Gianni Carrara)
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La storia dei carri merce americani di Rivarossi inizia nel 1954 con una confezione composta da una versione molto primitiva della locotender a 2 assi della Baltimore and Ohio ( I B&O A/R ), un carro gondola ed un caboose a 2 assi. Entrambi i carri erano privi di ogni dettaglio e iscrizione. Da allora la produzione si è sviluppata per circa 50 anni arrivando a totalizzare, contando anche le differenti versioni dello stesso carro, oltre 100 modelli.
Dal catalogo 1954
Una produzione così lunga di materiale americano, comprendente ovviamente anche locomotive e vagoni passeggeri, è stata dovuta non solo ad una coraggiosa scelta iniziale di soddisfare la voglia di “Americano” da parte di un mercato ancora ingenuo ma soprattutto grazie alla collaborazione con una grande società di distribuzione americana denominata AHM ed in seguito IHC. Questa collaborazione ha portato nel corso degli anni alla realizzazione di colorazioni di carri o locomotive, con la relativa confezione, espressamente per il mercato americano; tuttavia le descrizioni riportate qui di seguito sono riferite esclusivamente a materiale immesso sul mercato italiano.* * Con caratteri in rosso o comunque specificando il differente autore del testo, sono anche riportati tutti i rotabili Rivarossi originali di cui si abbia notizia Nota sui distributori americani di Rivarossi (di Giorgio Giuliani) Dal 1947/48 e fino alla fine degli anni '50 il distributore americano era Aristo-Craft dei fratelli Polk di New York. Dai primi anni '60 RR passa con la AHM di Bernie Paul di Philadelphia, con cui aveva iniziato a collaborare quando ancora si chiamava GHC, ma solo con qualche impianto della serie rr. Negli anni '70, l'80% della produzione Rivarossi era di materiale americano per AHM. Nel 1981 AHM fallì e Bernie Paul poco dopo fondò la IHC che continuava ad importare materiale H0 di Rivarossi, ma in quantità molto minori che in passato. Sono documentate negli anni '80 anche importazioni di materiale H0 da parte di Con-Cor che distribuiva la scala N di RR. Alla metà degli anni '90 l'importatore diventa Model Expo a cui nel 2001 subentra Walters.
La scala N nasceva nel 1967 per una specifica richiesta dell'americana Atlas che per questa scala sarà l'importatore americano fino al subentro da parte di Con-Cor
Le linee di prodottoOltre alla normale linea di produzione Rivarossi ha, per alcuni anni, aperto altre due linee di produzione che hanno coinvolto anche la produzione di modelli americani. La produzione normale fu quindi definita “Modello“ (dal 1962 al 1971) mentre la altre due linee di prodotto furono “TrenHobby“ e “rr “. La serie normale diventa "Supermodello" dal 1973-74 al 1991. La serie TrenHobby: si trattava di scatole di montaggio di modelli pre-verniciati. La maggior parte di questi carri non era disponibile nella serie Modello e sono comunque inclusi nelle descrizioni seguenti. La serie “rr“: fu un tentativo di produrre modelli semplificati (incluso binari ed accessori) a basso costo. I carri americani di questa serie erano versioni con iscrizioni semplificate rispetto ai corrispondenti modelli normali e non sono compresi nelle descrizioni seguenti. Le diverse versioniUna lettura superficiale dei cataloghi Rivarossi può far credere che la casa comasca si sia limitata a riciclare per anni alcuni modelli di carro merce cambiando solo la colorazione; questo è parzialmente vero ma, se si entra nel dettagli, si scopre che nei decenni molte cose sono cambiate non solo nella colorazione ma anche nella struttura fisica dei carri. Senza alcuna pretesa di completezza o esattezza, per meglio comprendere l’evoluzione dei carri americani Rivarossi si possono distinguere alcune caratteristiche costruttive di base. In effetti si può dire che per quantità di dettagli i modelli più vecchi sono migliori di quelli più recenti. Per facilitare l’identificazione delle varianti creerò qui di seguito alcune sigle che saranno riportate nella descrizione dei singoli modelli.
I carrelliCome più volte citato nei suoi vecchi cataloghi, Rivarossi ha riprodotto due tipi di carrello: il tipo “Bettendorf” per i carri allora moderni ed il tipo “Archbar” per i carri di tipo più vecchio. Si noti che il tipo Archbar è stato utilizzato solo su pochissimi carri. Indipendentemente dal tipo di carrello esistono le seguenti varianti:
I carrelli americani molleggiati
I carrelli americani ormai senza molle
Il fatto che i primi tipi di carrello fossero realmente “molleggiati” aggiungeva loro solo un alone di aderenza alla realtà ma del punto di vista pratico non aveva alcun effetto sulla effettiva qualità di marcia dei carri a causa del limitato peso dei carri stessi. C1: Carrello con traversa e fiancate in plastica .Le fiancate sono articolate alla traversa con due molle. Il carrello è fissato alla cassa tramite una vite con (solitamente) frapposta una molla ammortizzatrice. Il gancio di accoppiamento è interamente metallico ed è fissato ad incastro alla traversa del carrello. Questo è il tipo di carrello normalmente usato fino ai primi anni ’60. C1/M: Identico al modello precedente ma completamente metallico. E’ stato usato solo nei primissimi carri prodotti. C2: Carrello con traversa e fiancate in una pezzo unico di plastica. Il carrello è fissato alla cassa tramite un perno in plastica a pressione. Il gancio è in plastica con parte mobile in metallo ed è inserito sulla traversa tramite un incastro estraibile. E’ il carrello normalmente usato dopo i primi anni ’60 fino alla fine della produzione. CH: Carrello esclusivamente usato nella serie TrenHobby. Traversa e fiancate in plastica. Le fiancate sono articolate alla traversa con due molle . Il carrello è fissato alla cassa tramite un perno in plastica a pressione. La barra del gancio è un corpo unico in plastica con la traversa, solo la parte mobile del gancio è in metallo. C3: Come CH ma con traversa, fiancate e barra del gancio in un corpo unico in plastica. Nota: Il passaggio dai carrelli tipo C1 a quelli tipo C2 non fu mai ufficialmente annunciato da Rivarossi ma il momento del passaggio può essere facilmente dedotto osservando i cataloghi dei primi anni ’60. Infatti nei cataloghi più vecchi nelle pagine dedicate ai carri americani appare sempre un riquadro con foto che pubblicizza il fatto che i carri sono montati su carrelli molleggiati Bettendorf o Archbar mentre nei cataloghi successivi questo riquadro è oscurato. Oserei dire che il passaggio sia avvenuto intorno al 1963/4.
Da notare che le variabili sono tantissime: carrelli C2 con ruote in plastica o del tipo successivo in metallo, carrelli C3 con gancio ad attacco rapido (perno in plastica), ecc.
Le ruote ed assaliAnche le ruote e gli assali dei carrelli hanno avuto una evoluzione, non necessariamente legata al tipo di carrello. Indipendentemente dal tipo di ruota è importante ricordare che dal punto di vista della scala il diametro della ruote dei carri americani Rivarossi era troppo ridotto. Non ho mai capito il motivo di questa scelta, presumo per mantenere la sagoma limite dei carri all’interno di quella dei carri europei; tuttavia se da un lato ciò faceva apparire i carrelli più “aggraziati” dal punto di vista modellistico era veramente poco realistico. R1: Ruote ed assale in un pezzo unico in plastica con la scritta Rivarossi-Italy. Le ruote hanno un cerchione metallico. E’ il tipo di ruota normalmente usato nei modelli più vecchi. R2: Ruote ed assale in plastica. L’interno della ruota è sagomato a spirale. Tipo utilizzato principalmente per il mercato americano. R3: Ruote in due pezzi in plastica con cerchione metallico infilate su un assale in metallo. E’ il tipo di ruota usato nei modelli più recenti.
Il sottocassaSecondo i vari tipi di modello Rivarossi ha prodotto diverse configurazioni della parte inferiore dei carri che, secondo le diverse epoche, possono essere divise in tre tipologie:
Dall'alto: sottocassa S1b con ganci europei e carrelli del primo tipo, S1 con i tre particolari riportati e S2/S3 di ultimo tipo.
Apro una parentesi sui sottocassa S2/S3, quello più recente: esistono tre versioni, in cui a variare sono solo le scritte "Rivarossi-Como-Made in Italy" - la prima versione è con la scritta Rivarossi in corsivo (anni '60) - la terza e ultima variante e con la scritta con la doppia R (anni '70) - la seconda variante sicuramente di passaggio fra de due sopracitate è con la scritta Rivarossi in corsivo "coperta". Non mi è chiaro perché le scritte fossero mascherate: i carri sono sicuramente Rivarossi assolutamente identici anche come tampografie ai precedenti e ai successivi, erano venduti in scatole Rivarossi (quella blu e quella rossa con finestra) sul mercato europeo nel periodo fine anni '60 inizio '70.
Le tre varianti del sottocassa S2/S3: Scritta RR in corsivo, scritta coperta, scritta con la doppia R. Lo stampo è sempre il medesimo. Ipotesi: - erano prodotti da Mehanotehnika per Rivarossi, ma perché coprire le scritte nel sottocassa e poi metterli in scatole Rivarossi? E nessuno degli ex-Rivarossi è stato in grado di confermare o smentire questa ipotesi. - erano di passaggio fra i due loghi anni '60 e anni '70 (lo stampo è chiaramente il medesimo). Ma perché togliere il glorioso marchio Rivarossi? Nel dubbio lasciare almeno quello vecchio in corsivo. Attenzione: i carri con la scritta coperta non sono così rari: provate a guardare attentamente anche i vostri modelli!
Caboose Per la caboose a carrelli il sottocassa è sempre il medesimo con l'unica variante che a un certo punto viene coperta la scritta Rivarossi in corsivo e appare la doppia R in un angolo
Hopper
Carro tramoggia con i portelli di scarico apribili
La passerella sul tettoPer i Box, Reefer, Stock la passerella è sempre un pezzo staccato, ma sui primi modelli (anni '50) era dello stesso colore del tetto del carro, poi sarà sempre nera. Per i Caboose sui primissimi modelli la passerella è un pezzo staccato di colore nero, poi diventa parte della fusione del tetto e solitamente era dello stesso colore del tetto. Quindi: PT: Passerella dello stesso colore del tetto, solo per i primi modelli (anni '50); nei Box, Stock e Reefer era un pezzo separato incollato sul tetto, nei Caboose faceva parte della fusione del tetto. PN: Passerella
in plastica nera indipendentemente dalla colorazione del carro; nei Caboose era
un pezzo separato (solo per i primi modelli, anni '50)
come nei Box, Stock e Reefer.
Due carri Box State of Maine, tutti e due anni '50 ma con la passerella in tinta col tetto e nera
Le scale dei CabooseNei carri tipo Caboose la scaletta verso il tetto ha due epoche: SC: La scaletta è metallica ed è ricurva verso il tetto. SD: La scaletta è in plastica e diritta. Differenti scalette La passerella come pezzo separato e incollato sul tetto |