COME RIPORTARE A NUOVA VITA UNA LOCO DA BUTTARE

di Oliviero Lidonnici

 

PRIMA PARTE:

RIPRISTINO FUNZIONALE DELLA B&O N.96 CLASSE C 16a (RR 1225 del 1962)

PREMESSA

         Il mio amico Marcello mi ha regalato la sua vecchia B&O n.96, con una certa riluttanza, essendo poco convinto della possibilità di poterla riparare.

         Gli amici del Forum mi avevano sconsigliato di intraprendere questo lavoro….. ma io non butto niente, figuriamoci una loco RR anni Sessanta! 

Ecco come si presentava inizialmente il modello:

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                      Elenco delle riparazioni da effettuare:

 

MOTORE

Il motore, alimentato per prova, vibrava senza girare; è stato smontato e la causa, individuata: 1) nel distacco di uno degli avvolgimenti di rame, causata dalla fusione della saldatura, 2) dall’assenza di un certo numero di microsfere del cuscinetto inferiore. Inoltre, come si può vedere nella foto a destra,l’isolamento di plastica era fuso (freccia A) e il filo di rame allentato (freccia B).

 

Da un esame più attento ho dedotto che il motore sia stato riavvolto: il filo di rame sembra di sezione maggiore dell’originale RR ed è avvolto in modo non uniforme; inoltre il filo non era incollato come nei motori originali  

 

Come se non bastasse, dopo una prima riparazione, in prova, il motore girava al contrario. Ho dovuto smontarlo di nuovo, per invertire il magnete che evidentemente era stato montato in modo errato dal mio predecessore.

 

 

 

 

(Nota: sono certo di non essermi sbagliato nel posizionare il magnete; prima di smontare un motore, segno sempre i poli con la vernice in modo da poterlo rimontare nello stesso verso: consiglio caldamente di fare altrettanto!)

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TRAZIONE E ALIMENTAZIONE

Ruote: solo una ruota su quattro si sarebbe potuta riutilizzare al momento del restauro, essendo le altre spaccate o deformate: tra queste, due non erano nemmeno le originali essendo in plastica rossa (tipo “Calimero”); dipinte sommariamente in nero opaco e rovinate dal tentativo di incastrarle a forza nell’asse della B&O 96. (Nota: i modelli economici RR hanno solitamente assi di diametro inferiore)

Biellismi: montati male e aggrovigliati a causa dell’errato allineamento delle ruote; alcuni elementi piegati e uno spezzato e poi saldato, a stagno, in modo approssimativo.

 È probabile che il motore si sia surriscaldato e fuso proprio a causa del blocco dei biellismi, con motore ancora sotto tensione.

Collegamenti elettrici: ASSENTI. Il blocco-contatti di alimentazione è stato asportato e non rimontato. Mancante anche la lampadina del faro, i corrispondenti cavetti di alimentazione e il portalampade.

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ELENCO PARTI ESTERNE MANCANTI e/o DANNEGGIATE

          LATO DESTRO della locomotiva  

  1. Mancorrenti cabina asportati e angolo del  telaio smussato.

  2. Lato destro cabina spaccato e incollato (male) con vistose colature di collante. Finestrino danneggiato. (La cabina non aveva un fissaggio stabile e oscillava vistosamente).

  3. Mancano due sostegni corrimano caldaia e la campana è girata.

  4. Mancorrente deformato e vaste colature di colla cianoacrilica.

  5. Biellismi “aggrovigliati” e deformati (due bielle erano montate al contrario [!]). Ruota: l’originale è stata sostituita da un ricambio di tipo economico. Nella foto non si vede ma la sede di avvitatura del biellismo é spaccata.

 

         LATO SINISTRO della locomotiva

 

  1. Vaste chiazze di colla con slabbratura delle sedi dei sostegni del corrimano caldaia.

  2. Mancano due sostegni e il corrimano caldaia è deformato.

  3. La pompa Westinghouse è scollata e ruotata nella sua sede con presenza di incrostazioni di colla.

  4. Mancano particolari tecnici (per ora ignoti e da documentare) .

  5. Mancorrente verticale destro cabina asportato

  6. Elementi metallici piegati (uno è spezzato).

  7. Biella spezzata e saldata a stagno in modo inadeguato

  8. Ruota non originale e comunque molto deformata: le razze sono schiacciate:  (forse è stata inserita nell’asse a martellate!).

 

 

ALTRI DANNI 

  1. Il portello della camera a fumo è perduto ed è stato sostituito con un tappo di bakelite d’ignota provenienza. (inoltre manca la lampadina del faro). 

  2. La ruota (razze in plastica rossa, tipo Calimero) è stata montata senza la lenticola(1) di acciaio, presente nella ruota originale (ruota a destra nella foto) necessaria per l’alimentazione del motore. Notate la testa della grossa vite Parker: è stata messa al posto del bullone originale, danneggiando la filettatura.

  3. Mancano i predellini anteriori e i mancorrenti sono piegati (il profilato in acciaio, da una parte, è spezzato.

  4. Manca la scaletta destra del tender e la tampografia deve essere ritoccata.

        

(1)            Nota:   per semplicità definisco col termine “lenticola” il diaframma circolare in acciaio nero, curvato in forma lenticolare, che da RR viene applicato all’interno delle ruote che provvedono al contatto elettrico delle motrici.

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RIPRISTINO FUNZIONALE

Non conoscendo l’aspetto funzionale-formale della locomotiva integra e non avendo modelli di riferimento, si è innanzitutto ricercata una documentazione di riferimento. La ricerca su Internet non ha dato gli esiti sperati, quindi sono state scansionate tutte le immagini ricavate dai cataloghi e stampate ingrandite e più contrastate per evidenziare i particolari.

Un problema irrisolto: su tutti i cataloghi è riprodotto solo il lato sinistro del modellino.

 

Il modellino è stato completamente smontato e le parti separate e catalogate.

Notare la biella di accoppiamento non smontata: il bullone è incollato; per recuperarlo occorrerà spaccare la penultima ruota sana.

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RIPARAZIONE DEL MOTORE

Il primo problema da risolvere era l’integrazione delle microsfere dei cuscinetti, in mancanza delle quali, non valeva la pena di iniziare il restauro.

Non ero neppure sicuro del numero e per questo ho lanciato un “S.O.S pallini” sul forum RRM e ho presto conosciuto il numero delle microsfere (10 nel cuscinetto inferiore e 5 in quello superiore). Inoltre ho ottenuto buoni consigli che ho presto messo in pratica.

 Non disponendo di ricambi originali, ho messo in pratica i consigli di Gianguido (ZGG46) e ho recuperato i cinque “pallini” mancanti, asportando con una tronchesina le sfere di alcune penne biro esaurite, selezionando quelle di giusto diametro.

 

 

CONSIGLI SULLE MICROSFERE

 La loro massa è minima: vengono attirate anche da modesti campi magnetici e influenzate da campi elettrostatici. Appena il motore viene aperto qualche sferetta viene subito attratta dai magneti e salta via. Notare nella foto, in altro a sinistra, come la microsfera sia attirata dalla punta di acciaio.

Ma occorre fare attenzione anche a strumenti non metallici: uno stuzzicadenti di legno, può attirare o respingere la sfera a seconda della carica elettrostatica presente. Quando lavorate su un motore operate sempre all’interno di una scatola con alti bordi per evitare che qualche sferetta non schizzi via e si perda sul pavimento. Se indossate scarpe con suola gommata, in giornate di clima secco, anche le vostre dita possono respingere le microsfere.

Per prendere e spostare le sfere utilizzate strumenti non magnetici sporcati (in punta) col grasso per ingranaggi: il grasso elimina la carica elettrostatica e agisce come un collante, tenendo ferma la sfera. Prima di reinserire le sfere nel motore, riempite di grasso la sede del cuscinetto in modo da “incollare” le sfere. Durante l’operazione tenete lontano il magnete e montatelo in sede solo all’ultimo momento.

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 PROSEGUE IL LAVORO SUL MOTORE  

 Assicurata la disponibilità di microsfere, è stato saldata la coppia di fili di rame staccata dal collettore e, per sicurezza, ripassate le restanti due saldature, quindi il motore è stato rimontato, provato a vuoto e poi , su rotaia, montato su un telaio di prova.

Come già detto, l’indotto del motore, ruotava in senso contrario: non potevo invertire la polarità elettrica (un polo è inamovibile essendo a massa con la cassa motore e col telaio della locomotiva)  quindi ho dovuto invertire il magnete. Per questo fatto il motore è stato completamente smontato, dato che, appena si allentano le viti, schizzano fuori i  maledetti pallini.

Nota: in altre motrici ho risolto il problema invertendo le ruote (o gli ingranaggi) ma la struttura di questo modello non permette questo tipo di modifiche.

 A parte la rotazione inversa, il funzionamento del motore (taroccato) mi è sembrato comunque affidabile ed ho quindi soprasseduto alla noiosa operazione di riavvolgimento: (senza contare la difficoltà a procurarsi il filo di rame smaltato di giusto diametro ed il fatto che ignoro il numero corretto di spire di un motore RR di serie).

Per evitare un ulteriore allentamento delle spire, le ho incollate con un sottile velo di resina epossidica quindi ho “cotto” l’indotto in forno a circa 80° per 10 minuti per indurire rapidamente la resina. Poi ho atteso il raffreddamento dell’indotto, a temperatura ambiente, e ho lucidato  con carta smeriglio.

Nella foto a destra si vede l’indotto con le spire ricoperte dalla resina trasparente.

 

 

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RIPARAZIONE RUOTE E BIELLISMI

Almeno tre, delle quattro ruote del modellino, non erano riparabili (n, 1, 2 e 3 nella foto a destra). Non ho trovato i ricambi originali ed ho dovuto ripiegare su alcune ruote (dello stesso diametro) di una Gr 835 serie economica, rivenduta a pezzi in un mercatino, ripromettendomi di sostituirle in un secondo tempo.

Ho recuperato inoltre una lenticola di acciaio da applicare alla ruota posteriore sinistra che ne era priva, necessaria per l’alimentazione elettrica del motore e della lampadina. (Vedi rettangolo rosso della foto a destra)

 

Particolare cura occorre nel montaggio delle ruote sugli assi: le ruote di destra devono essere sfalsate di un quarto di giro (90°) rispetto a quelle di sinistra in modo che quando la biella su un lato si trova nel punto più basso, quella sul lato opposto si posizioni a mezza ruota, allineata orizzontalmente ai mozzi

- Prima di montare i biellismi completi, ho montato solo le bielle di accoppiamento e ho verificato manualmente sul binario la scorrevolezza delle ruote ricostruite (e, nella foto a sinistra, già dipinte in nero satinato).

 

 

 

 

 

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BIELLISMI

Tutti gli elementi componenti i biellismi sono stati controllati e, ove necessario, raddrizzati e ripuliti da ossidi e macchie, i rivetti sono stati rettificati. Per l’elemento spezzato e saldato si è proceduto eliminando le tracce della saldatura precedente, poi i due spezzoni sono stati poggiati sul lato NON ramato di una lastra di vetronite (del tipo per circuiti stampati) e tenuti in posizione da morsetti metallici. Poi sono stati saldati insieme ad uno spezzone di filo di acciaio armonico messo come rinforzo e retto dagli stessi morsetti (vedi foto). Si consiglia di usare la vetronite come base di appoggio, poiché resiste al calore del saldatore, senza fondere o bruciare e non ne assorbe il calore come farebbe una superficie metallica

Nella foto a sinistra si vede la biella spezzata (già raddrizzata) e la sezione di filo di acciaio con cui irrobustire la saldatura. A destra si vedono i morsetti che tengono bloccato filo e spezzoni, alla lastra di vetronite, in modo da mantenere la giusta posizione e permettere la saldatura contemporanea dei tre elementi.   Nota: ovviamente il filo di acciaio è saldato sul lato nascosto della biella in modo da non alterarne l’aspetto estetico, quando montata.

La saldatura verrà poi ridotta con lima e carta vetrata per limitare visibilità dell’intervento e peso.

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ALIMENTAZIONE E COLLEGAMENTI ELETTRICI

 Le locomotive Rivarossi hanno solitamente le ruote in plastica, cerchiate in metallo: quindi assi e telai sono isolati elettricamente dal binario. Per alimentare il motore (ed eventuali lampadine) è indispensabile la presenza di elementi metallici in contatto col bordo della ruota. Rivarossi ha utilizzato nel tempo vari sistemi di alimentazione.

La locomotiva oggetto del presente articolo impiega contemporaneamente due sistemi distinti di collegamento elettrico tra ruote e motore.

Le ruote di sinistra, sono dotate di un sottile diaframma di acciaio molto elastico che io ho impropriamente definiti “lenticola”. La lenticola è incastrata nell’asse e preme sul bordo metallico della ruota, il telaio della loco è di metallo ed uno dei poli del motore è a massa con il telaio. Quindi il contatto è assicurato dalla sequenza: rotaia, bordo ruota sinistra, lenticola, asse ruota, telaio locomotiva, cassa motore, carboncino destro del motore. Ovvero il contatto c’è ma non si vede!

Col ripristino delle due ruote di sinistra, munite della lenticola di contatto, si è attuato il collegamento elettrico con la rotaia corrispondente. Per il collegamento elettrico alla rotaia destra sono iniziati i veri problemi poiché tutto il sistema di collegamento sinistro era stato asportato ed io ignoravo perfino come fosse in origine.

Consultando i cataloghi dei ricambi sul sito, mi sono fatto una idea (vaga) di come fosse strutturato; ma i cataloghi sono troppo sintetici e le riproduzioni troppo sbiadite per ricostruire un sistema uguale all’originale.

Dopo vari tentativi e ripensamenti ho deciso di realizzare un sistema ispirato alle locomotive RR della generazione successiva: anni Settanta-Ottanta (vedi foto)

 

Lo scasso quadrato presente (solo) sul lato destro del telaio suggeriva la presenza, in origine, di un blocco di ancoraggio per l’alimentazione: il telaio era già sotto tensione, quindi occorreva predisporre una base isolata dove ancorare i contatti per le ruote destre, evitando il corto circuito col telaio.

Con il plasticard (polistirolo da modellismo venduto in fogli e profilati) ho realizzato il blocchetto bianco visibile in fig. A, dimensionato in modo da incastrarsi con precisione nel telaio e nello scasso quadrato, pur lasciando sufficiente spazio per la ruota dentata (vedi B).  Il blocchetto è forato per permettere il passaggio del bullone che ha la duplice funzione di bloccare il carter inferiore del telaio e di avvitarsi superiormente alla staffa di contenimento dei biellismi.    Lo stesso bullone tiene fermo il blocchetto all’interno del telaio.

Quando il carter è chiuso, il blocchetto riempie lo scasso e deve sporgere di mezzo mm dal corpo metallico del telaio (fig. C ). Il foro piccolo, sul lato del blocchetto, serve per alloggiare una micro-vite parker, che bloccherà le lamelle di rame dei contatti striscianti (vedi fig. A e B).

Per realizzare i suddetti contatti striscianti, ho modificato un contatto da carrello per l’illuminazione delle carrozze viaggiatori, tagliato e saldato in modo da ottenere la forma ad Y visibile nelle fig. A e B.    Non trascurate il dentino inferiore, piegato a 90, sotto al foro, che serve ad impedire l’oscillazione dei contatti che saranno poi bloccati, solo da una vite.

Dato che il telaio è sotto tensione (binario sinistro), per evitare corti circuiti, ho ritagliato un pezzo a forma di C, da un foglio di acetato trasparente, ricavato da una confezione commerciale e, con collante cianoacrilico, l’ ho incollato al telaio in modo da circondare la parte di blocchetto sporgente (fig. D)

Nota: il blocchetto NON deve essere incollato per poterlo estrarre in caso di manutenzione.

Nella fig. E si vede un montaggio di prova  dei contatti striscianti avvitati al blocchetto di polistirolo (l’acetato non si vede più perché, dopo incollato, è stato dipinto in nero come il telaio

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RIATTIVAZIONE DEL FARO

Per il motore ho dovuto sistemare solo il collegamento elettrico destro, essendo il sinistro già collegato a massa. Ma alla lampadina mancavano ambedue i collegamenti.

Non volendo saldare direttamente sul telaio, ho inserito una sottile lamina di rame sotto alla staffa di contenimento dei biellismi è l’ho bloccata, stringendo la vite. Su questa lamina ho saldato il primo cavetto della lampadina.

Il secondo cavetto è stato saldato alla rondella avvitata ai contatti striscianti (frecce rosse nella foto a sinistra). 

Anche per il faro, in mancanza di materiali originali e documentazione, ho lavorato di fantasia. L’alloggiamento della lampadina è un po’ empirico: mi sono limitato a sistemare una piccola lampadina a 12 Volt, sotto al prisma, di plastica trasparente, che fa corpo unico con la lente del faro anteriore.    I contatti sono stati isolati  e la posizione mantenuta da una goccia di silicone (posta sui cavetti e non sul vetro della lampadina!).

I cavetti attraversano la caldaia, nella scanalatura prevista nel blocco zavorra in piombo e vengono saldati ai contatti, da me, predisposti.

Rimontata la carrozzeria (la cabina e la caldaia con la zavorra), la locomotiva è stata provata su rotaia con esito positivo.

La fase del ripristino funzionale era conclusa; a questo punto la locomotiva è stata di nuovo smontata per iniziare il restauro formale.

  

CONTINUA  NELLA SECONDA PARTE

                                                                                          Oliviero Lidonnici

 

Tecnica

Manutenzione