Silvano Bevini

Responsabile Ufficio Tecnico Rivarossi

di Giorgio Giuliani

 

il 9 dicembre ci ha lasciato il mitico Silvano Bevini storico responsabile dell'ufficio tecnico di Rivarossi.

 

Era entrato in ditta nel 1959, è stato per circa trent’anni il responsabile dell’ufficio tecnico della Rivarossi, nel periodo di massimo splendore della Ditta, nel periodo in cui Rivarossi  produsse i suoi modelli più belli, importanti e significativi.

 

Nato nel 1930, perito industriale e grande appassionato di treni, principalmente rotabili americani, viveva a Modena dove lavorava come tecnico alla Maserati, e nel tempo libero frequentava assiduamente un gruppo di amici anch’essi super-appassionati di ferrovie reali e in miniatura. Aveva anche mandato materiale sulle ferrovie di Modena, pubblicato su H0 Rivarossi.

Ricordava lui stesso:

Alla Rivarossi ci sono andato perché ero appassionato, ero perito industriale, avevo fatto sei anni alla Maserati a Modena, poi la Maserati ha cominciato ad andare piuttosto male, parlo del 1958, allora scrissi alla Rivarossi e dopo circa un anno mi scrissero che erano interessati.

Sono andato a Como a fare un colloquio, mi accompagnava mio padre, era il gennaio del 1959, e dopo qualche giorno mi hanno scritto che mi avrebbero assunto. Mi davano circa il doppio di quello che prendevo a Modena, erano 65.000 Lire al mese.

Il 1° di marzo del 1959 ho cominciato a lavorare alla Rivarossi e mi sono sposato il 5 aprile. Ero assistente del capo dell’ufficio tecnico, l’ingegner Maderna, brava persona. Il primo compito fu di andare alla Fiera di Milano ad allestire lo stand.

 

Dopo pochi anni grazie alla sua grande competenza diventò responsabile dell’ufficio tecnico, dove nascevano i modelli Rivarossi.

È  stato il mio maestro. Ci intendevamo benissimo” [Nilo Bernasconi - Uff. Tecnico]

Bevini riusciva a risolvere tutti i problemi arrampicandosi sugli specchi se occorreva. Chi faceva girare la Rivarossi ai tempi d’oro era un numero ristretto di persone: Rossi, Ostinelli, Bevini che era un grande tecnico, Bernasconi e Proserpio”. [Luigi Rotasperti - artigiano esterno]

 

Fu "l’autore" della trasmissione “pendolare” della Mallet del 1964 che fece da apripista per la Big-Boy e le grandi locomotive articolate americane.

Seguì i progetti di quasi tutti i rotabili della ditta per circa trent’anni e progettò tra l’altro anche il sistema di trasmissione ’S-Drive.

Fra l'altro era anche l'autore dei magnifici testi che accompagnavano  i "Grandi Treni" sui mega-cataloghi degli anni '70.

Andò in pensione alla fine degli anni ’80.

Con la seconda crisi e la gestione Penteco, nei primi anni '90, venne richiamato dal dott. Cafieri, per riprendere le fila dell’ufficio tecnico, dove il treno era stato trascurato per dar spazio alle macchine Pocher, ma ormai era tornato a Modena e rifiutò.

Il suo grande rammarico è di non essere riuscito a far realizzare a Rivarossi la sua loco prediletta: la Gr 736 FS, la veste italiana di una macchina americana: la USATC S-160 portata in tutta Europa dalle truppe statunitensi alla fine della guerra.

Viveva nella sua Modena circondato da cimeli ferroviari, della Rivarossi e della Gr 736.

 

 

Ho avuto il piacere di incontrarlo una prima volta nel 2008 per la stesura della mia tesi-libro, siamo rimasti in contatto per questi anni e proprio questa estate l'ho re-incontrato varie volte tra luglio e settembre per la stesura della seconda versione del mio libro. A parte gli acciacchi dovuti all'età era in forma, lucidissimo e sempre superappassionato di treni veri e treni modello, era anche un abile modellista e a casa sua aveva modelli in ottone realizzati da lui stesso molto ben fatti. I famigliari mi hanno detto che ha avuto un crollo improvviso proprio a settembre, che l'ha portato al decesso pochi giorni fa.

Avrebbe compiuto ottantasei anni proprio il nove dicembre.

 

 

Addio Silvano e grazie per tutti i magnifici treni, per i sogni che la tua passione e la tua capacità tecnica ci ha dato.

 

Testimonianze